L’abbiamo ascoltato durante la diretta sul canale proprio ieri sera: “Non è più possibile neanche provare a controllare lo sviluppo e l’evoluzione della (pseudo) intelligenza artificiale, poiché la sua struttura ha una crescita così esponenziale da non essere più gestibile dall’umano, e si stima, come diceva Loris Bagnara, che già nei prossimi tre anni tutti i colletti bianchi (avvocati, giudici, dottori, medici, ingegneri, ecc.) saranno rimpiazzati da sistemi artificiosi auto-pensanti, i quali avranno capacità civili e giuridiche e incarichi istituzionali, molto più rilevanti dell’essere umano”. Qualcosa è sfuggito. Qualcosa ci è sfuggito. Sì perché quel qualcosa aveva la capacità di correre, di accelerare, di mutarsi. E quella capacità, noi esseri umani, non siamo minimamente in grado di gestirla, al punto che, ogni volta, va a finire che è lei che ci sorpassa, ed anche parecchio. Basti pensare alle autovetture; l’evoluzione tecnologica del cavallo prima e della carrozza poi, fiammanti, metallizzate e con tanti cavalli motore che offrono la possibilità di accelerare. Accelerare….ma verso cosa? Accelerare perché abbiamo fretta, dobbiamo fare questo o quello, siamo in ritardo o semplicemente vogliamo andare prima possibile da qualcuno o qualcosa. E allora via a più non posso sfrecciando pericolosamente lungo i centri abitati, e poi incidenti, vittime e chi più ne ha più ne metta.
Ma perché tutto questo?
Perché ogni qualvolta che ci viene dato un “acceleratore” (di qualunque tipo) non sappiamo minimamente gestirlo, restando ingannati e assuefatti da un potente strumento in grado di forzare la “natura” dello spazio-tempo in cui apparentemente viviamo, restituendoci una sensazione di onnipotenza e controllo, e facendoci inoltre dimenticare quanto è importante invece prendersi il giusto tempo per fare le cose, la giusta calma nell’avere l’opportunità di seguire lo scorrere della natura degli elementi, il fluire degli eventi in cui, senza forzature, decidiamo di entrare, e grazie al quale un lungo percorso, un particolare tragitto o semplicemente una passeggiata, ci offrono la possibilità di rimanere in contatto con quella scintilla divina che è l’uno, che è il tutto. Rallentare, non accelerare.
Per essere. Per ascoltare. Per vivere.
Che la forza sia con voi. Ale